Il dollaro sta davvero perdendo il suo dominio?
Negli ultimi anni si parla sempre più spesso di dedollarizzazione.
Banche centrali che aumentano le riserve in oro, Paesi che cercano di regolare gli scambi commerciali nelle proprie valute, BRICS che discutono alternative al dollaro.
Ma attenzione:
dedollarizzazione non significa necessariamente “fine del dollaro”.
Il punto interessante per un investitore è un altro.
Per decenni abbiamo costruito portafogli dando quasi per scontata la centralità degli Stati Uniti e della loro valuta.
E se nei prossimi 7-15 anni il sistema finanziario diventasse semplicemente più multipolare?
Non serve prevedere quale valuta “vincerà”.
Serve piuttosto chiedersi quanto del proprio patrimonio sia effettivamente esposto a:
- una sola area geografica;
- una sola valuta;
- una sola economia;
- pochi grandi mercati finanziari.
Perché la diversificazione non serve a indovinare il futuro.
Serve proprio quando il futuro è difficile da indovinare.
La dedollarizzazione, quindi, non è necessariamente una ragione per vendere asset americani.
È una buona ragione per tornare a chiedersi:
quanto è davvero diversificato il mio portafoglio?
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